L’Africa, un partner chiave per l’Unione Europea

Se vuoi arrivare primo, corri da solo;

se vuoi arrivare lontano, cammina insieme.

Così recita un noto proverbio africano, che potrebbe essere un monito utile anche per l’Unione Europea. Una riflessione semplice e diretta sull’importanza dell’unità degli animi, presupposto fondamentale per costruire strade e visioni di futuro prospere e sostenibili. L’Africa è il vicino di casa più prossimo dell’Europa e il legame che li unisce affonda le sue origini nella storia e negli interessi comuni.

Quali interessi comuni?

Al di là della prossimità geografica e della storia comune, ciò che porterà Africa ed Europa alla necessità di confrontarsi e collaborare è la costruzione del futuro. Ed il tema di discussione non è più solo quello della cooperazione, ma se ne aggiungono altri. Innanzitutto, lo sviluppo e l’innovazione: la gestione dei cambiamenti climatici e la rivoluzione digitale, l’occupazione di un continente giovane, estremamente popoloso e che sta per battezzare un’importante area di libero scambio che faciliterà le relazioni con i partner esterni. In secondo luogo, la gestione delle migrazioni e della mobilità di una realtà multiforme, che presenta al suo interno aree di conflitto ed estrema fragilità.

Sessant’anni di accordi

L’origine della relazione tra l’Unione Europea ed il continente africano risale agli anni ‘60 ed è scandita da una serie di accordi - le convenzioni di Yaundè (1963), di Lomé (1975 - 2000) e infine la convenzione di Cotonou (2000 - 2020), vero e proprio accordo quadro - che hanno definito il perimetro della cooperazione, con un approccio orientato alla cooperazione ed allo sviluppo attraverso aiuti tecnici e finanziari con l’obiettivo della “riduzione e infine eliminazione della povertà” (Cotonou, art. 1). A questi, dal 2007, si affianca la strategia comune Africa-UE, adottata come canale formale per le relazioni.

Il 2020: una possibile svolta

L'Europa oggi ambisce a un cambio di narrativa e desidera passare dall'aiuto allo sviluppo a un vero partenariato. Il biennio 2020-2021 potrebbe rivelarsi fondamentale per via della concomitanza di tre diversi processi che potrebbero determinare un’evoluzione significativa nei rapporti politici ed economici tra i due continenti.

Prima cosa, in Africa si sta istituendo un’area di libero scambio continentale, cioè l’African Continental Free Trade Area (AfCFTA), che entrerà in vigore da gennaio 2021 per promuovere lo sviluppo del commercio intra-africano, rimuovendo le barriere tariffarie e non-tariffarie su beni e servizi al fine di contribuire al progresso economico e sociale del continente. Il che, in ottica europea, può essere letto come un passo intermedio per costituire, in prospettiva, un’area di libero scambio intercontinentale Ue-Ua, desiderata sempre presente più o meno sottotraccia in tutte le convenzioni stipulate fino ad oggi.

A marzo è stata presentata la comunicazione “Towards a comprehensive Strategy with Africa” contenente le basi di una nuova strategia per l’Africa della Commissione Europea, che dimostra come la relazione Ue e Unione Africana sia una priorità per l’Europa, rafforzata ancora di più dalla pandemia di Covid-19 che ha dimostrato al mondo l’urgenza della crisi climatica e l’interdipendenza tra i continenti. La strategia si prefigge di rafforzare la collaborazione attraverso il partenariato in cinque settori chiave: transizione verde, trasformazione digitale, crescita e occupazione sostenibili, pace e governance, migrazione e mobilità. A queste cinque aree settoriali corrispondono dieci azioni concrete che saranno intraprese dalla Commissione Ue per far avanzare la collaborazione attuale a un livello successivo.

Infine, l’Ue è impegnata nella negoziazione per l’evoluzione dell’Accordo di Cotonou, in scadenza nel 2020 e prorogata fino a dicembre, che ridefinisce le relazioni di lungo termine in ambito politico, commerciale e di aiuto allo sviluppo con i paesi del gruppo Acp (Africa, Caraibi, Pacifico).

La strategia della Commissione Europea

Numerose sono state le visite diplomatiche dei commissari europei nei paesi africani tra il 2019 e il 2020, a testimoniare quanto la nuova strategia rappresenti una priorità per la commissione geopolitica di Ursula Von Der Leyen.

“La strategia odierna con l'Africa è la tabella di marcia per andare avanti e portare il nostro partenariato al livello successivo. L'Africa è il partner naturale e il vicino dell'Unione europea. Insieme possiamo costruire un futuro più prospero, più pacifico e più sostenibile per tutti.”

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea (9 marzo 2020)

Durante gli ultimi mesi del 2020 c’è stato uno scambio di opinioni strategico sulle relazioni UE-Africa, preparatorio al sesto summit UE-Africa che, previsto in autunno, , è stato rinviato al 2021 a causa dell’epidemia di Covid-19 in corso. Rimandando un confronto che sarebbe potuto essere fondamentale.

Le cinque partnership: tre “facili”, due “difficili”

I temi della strategia sono cinque e si articolano in altrettante vere e proprie partnership: le prime tre trovano terreno fertile da entrambe le Unioni, le ultime due, con ogni probabilità, accenderanno i toni della discussione tra i partner.

La prima partnership riguarda la transizione ecologica e l’accesso all’energia e si pone la questione della fragilità del continente africano di fronte ai cambiamenti climatici richiamando alla necessità di un approccio comprensivo per massimizzare i vantaggi della transizione verde e ridurre al minimo le minacce per l'ambiente in linea con l’Accordo di Parigi.

La seconda si focalizza sulla digitalizzazione, sulle sfide e opportunità che la rivoluzione digitale in Africa sta generando, individuando due fattori principali quali la crescita degli investimenti nelle infrastrutture digitali e in forme di accesso sostenibile all’energia elettrica, e la definizione di un contesto regolamentare adeguato, con l’obiettivo a lungo termine di un mercato digitale africano.

La terza si concentra sulla crescita sostenibile e la creazione di opportunità lavorative, con particolare attenzione a giovani e donne. Le azioni da mettere in atto suggerite per procedere in questa direzione sono aumentare in modo sostanziale investimenti sostenibili sotto il profilo ambientale, sociale e finanziario, resilienti alle conseguenze del cambiamento climatico; favorire l'integrazione economica regionale e continentale, in particolare attraverso l'accordo continentale di libero scambio con l'Africa; e infine attirare gli investitori sostenendo gli stati africani ad adottare politiche e riforme normative che migliorino l'ambiente imprenditoriale e il clima degli investimenti.

La quarta si focalizza su pace, sicurezza, governance e resilienza. E qui chiaramente le cose si complicano. L’Ue indica che la priorità dovrebbe essere riconosciuta a una cooperazione strategica sulle principali aree di crisi, mantenendo un approccio integrato all’intero ciclo dei conflitti. La cooperazione dovrebbe anche concentrarsi sul miglioramento della governance come precondizione di sicurezza e sviluppo e su azioni per aumentare la resilienza dei paesi africani.

La quinta partnership si concentra su migrazione e mobilità. La Commissione riconosce come la maggior parte dei flussi migratori si verifichi all’interno del continente africano e come una loro attenta gestione costituisca un’opportunità di sviluppo economico. Di conseguenza, viene rimarcato come sia necessario un approccio “bilanciato, coerente e comprensivo” con i partner africani per una gestione ordinata del fenomeno migratorio. Altro tema estremamente spinoso che emerge è quello dei rimpatri, che restano chiaramente uno dei principali obiettivi europei.

Prendere tempo

Il reinvio del summit Ue – Ua potrebbe dare più tempo ai partner per sciogliere dei nodi interni: l’Unione Africana che ambisce all’ampliamento dei percorsi legali per la gestione degli spostamenti e il tema delle rimesse che fa da sfondo alla questione sono solo due esempi. Anche sulla trasformazione verde, il partner africano è favorevole ma teme l’imposizione di nuove barriere non tariffarie che potrebbero limitare l’accesso ai mercati europei.

Come l’Europa è un continente ricco ma anziano e che rischia di perdere il suo ruolo nel mondo, così l’Africa è un continente povero ma giovane, ricco di materie prime, popoloso e alla ricerca di canali dove orientare il proprio potenziale di sviluppo. Le condizioni per un fertile dialogo non mancano di certo.