Il Recovery Fund funzionerà?

L’ultima settimana ha rappresentato un momento storico per l'Unione europea. Per la prima volta, infatti, gli stati membri hanno raggiunto un accordo che va oltre l'amministrazione economica e la liberalizzazione e costituisce un ambizioso progetto politico di stimolo economico. Per la prima volta, esiste un bilancio federale gestito direttamente dalla Commissione europea, il quale, tuttavia, è stato pesantemente tagliato a causa della pressione dei cosiddetti "paesi frugali". In un articolo precedente avevamo sostenuto la necessita’ di un meccanismo di debito condiviso. Tuttavia, rispetto all’accordo ci sono sostanziali differenze, differenze che rischiano di indebolire la risposta comunitaria. La domanda ora è: sarà il Recovery Fund sufficiente per affrontare la crisi del coronavirus? Innanzitutto, vediamo cos'è effettivamente, per poi dare un’opinione sul possibile impatto che esso potrebbe avere.

Cosa rientra nel Recovery Fund?

I paesi dell'UE prenderanno in prestito congiuntamente € 750 miliardi in risposta alla pandemia di coronavirus. Queste poche parole sono già sufficienti per far capire il momento storico a cui stiamo assistendo. Questi fondi sono però suddivisi in due parti: € 390 miliardi di sovvenzioni e € 360 miliardi di prestiti. Questo significa che solo i primi 390 miliardi saranno utilizzati come stimolo economico a fondo perduto, poichè non vi sarà l’obbligo di restituirli. La seconda metà sarà invece concessa in prestito da banche con un basso tasso di interesse, poiché coperto da tutta la comunità europea. Le allocazioni dei fondi di recupero saranno suddivise tra i paesi in base al danno economico causato dalla pandemia. L’Italia, per esempio, sarà uno dei paesi a trarne maggiore beneficio. Allo stesso tempo, ci sono dei vincoli sulle modalità con cui il denaro potrà essere investito. Sebbene i dettagli tecnici dell'accordo non siano ancora chiari, sembra che la Banca centrale europea non sarà il garante. Ciò rende poco chiaro se il mercato considererà i titoli affidabili e quale sarà il tasso di interesse. Per quanto riguarda il finanziamento, sembra che le obbligazioni saranno rimborsate attraverso imposte europee, inclusa una tassa sul consumo di plastica.

Cosa è stato tagliato?

Qui, arriviamo agli aspetti più negativi dell'accordo. Il compromesso ha comportato una riduzione dei fondi rispetto alla proposta originaria della Commissione europea. Il taglio ha avuto ripercussioni principalmente sul bilancio dell'UE gestito dalla Commissione, ossia sul bilancio gestito a livello europeo. L'iniziativa rimane per lo più prerogativa dei governi nazionali che saranno comunque tenuti ad attuare alcune riforme per accedere ai fondi quali: efficienza energetica; politiche ambientali; digitalizzazione ed altri miglioramenti relativi al mercato del lavoro. Il rispetto di queste condizioni da parte degli stati sarà verificato dalla Commissione europea ed il bilancio dovrà in seguito essere approvato dal Consiglio europeo.

La cosa peggiore è che i tagli al bilancio della Commissione europea riducono il tratto più innovativo del piano iniziale, che riguardava un programma di investimenti finalizzato all’innovazione ed alle politiche verdi gestito direttamente dalla Commissione europea. A titolo esemplificativo, Orizzonte Europa è stato ridotto da €13,5 miliardi a € 5 miliardi, Investi nell'UE da € 30,3 miliardi a € 5,6 miliardi, Just Transition Fund da € 30 miliardi a € 10 miliardi, la sovvenzione per lo sviluppo rurale da € 15 miliardi a € 7,5 miliardi. Infine, e questo è il fatto che preoccupa di più, i quattro paesi che hanno sostenuto la sorveglianza fiscale, così come tutti gli altri Stati membri, potrebbero stoppare gli aiuti economici proponendo al Consiglio europeo un riesame delle spese.

Differenze tra il testo della commissione (in verde) e l'accordo (in blu). Fonte: https://twitter.com/SMerler/status/1285538870340321280/photo/1

Il Recovery Fund funzionerà?

La risposta a questa domanda è che dipende da molti fattori. Dipende da come i governi nazionali spenderanno questi soldi e se il modo in cui le obbligazioni sono state strutturate sarà ritenuto credibile dal mercato (vale a dire quanti soldi l'UE sarà in grado di raccogliere e con quale tasso di interesse). Dipenderà anche dai regolamenti tecnici e va considerata in che proporzione i bond saranno finanziati dai tagli al bilancio dell'Unione europea. Infatti, una parte del piano prevede la riassegnazione di fondi precedenti anzichè la creazione di nuove risorse. Un intervento più deciso avrebbe dato garanzia di una risposta più efficace. In particolare, coinvolgere la BCE come garante sarebbe stato particolarmente importante per dare credibilità all’operazione. La nota peggiore è che le risorse destinate al green new-deal sono insufficienti. Ancora una volta l’emergenza ambientale non è stata affrontata con l’urgenza che invece richiede. Ciò detto, rimane un primo ma importante passo verso un ruolo più attivo dell'Unione europea nell'economia ed un passo verso la creazione di un'unione fiscale. Questo passaggio era probabilmente impensabile solo 4 mesi fa e segnala una deviazione dalle politiche di austerity.