I rifugiati sono i benvenuti? Come cambiare la percezione della migrazione nell'UE

La migrazione è un'espressione dell'aspirazione umana alla dignità, alla sicurezza e a un futuro migliore. Fa parte del tessuto sociale, della nostra stessa costituzione come famiglia umana.

Ban Ki-moon (ex segretario generale delle Nazioni Unite)

La pandemia mondiale provocata dallo scoppio del Covid-19 ci ha insegnato molto sui difetti della nostra società e ha messo a nudo le nostre debolezze davanti a una vera emergenza. Mentre il mondo sta tentando una faticosa ripresa, è necessario preoccuparsi innanzitutto dei gruppi di individui più vulnerabili. Un numero crescente di migranti si trova ora in una situazione particolarmente difficile senza avere nessuno a cui chiedere aiuto. Con molte economie in recessione, comprese alcune delle più grandi dell'Unione europea, affermare che l'UE ha bisogno di ripensare la sua politica migratoria sarebbe un eufemismo. È giunto il momento per l'UE di riconoscere il valore che gli immigrati possono apportare ad un'economia ed a una società nel suo insieme, quando vengono garantiti i pieni diritti dei cittadini. In questo articolo, oltre a dissipare alcuni luoghi comuni sulla migrazione e offrire consigli su come affrontare questi problemi, cercherò di dimostrare il valore che una migrazione ben gestita può aggiungere alla società intera.

Nel corso della storia, la migrazione è stata la chiave per il progresso della civiltà. In tempo di crisi i livelli di migrazione sono sempre aumentati, come per esempio dopo le guerre mondiali. Questi conflitti hanno portato alla creazione della rivoluzionaria Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (UDHR) del 1948, in cui si afferma che "ogni persona ha il diritto di lasciare qualsiasi paese, compreso il proprio, e di ritornare nel proprio paese" e che "ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni”, rispettivamente negli articoli 13 e 14. Ciò che la UDHR non riesce a stabilire è il diritto di entrare in qualsiasi nazione. Un fallimento che è stato ripetuto durante la stesura della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 1950, nonché del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966.

Senza questo diritto, le persone possono essere lasciate in circostanze pericolose e incerte e, come ho accennato in un precedente articolo, i migranti erano, e continuano ad essere, sovraesposti ai pericoli della pandemia. Aggiungete a ciò i pregiudizi subiti dai migranti nella loro vita quotidiana e le pratiche talvolta oltraggiose degli agenti di controllo delle frontiere o le condizioni nei centri di accoglienza, e verreste perdonati se vi chiedete perché così tante persone rischiano la vita per entrare nell'UE ogni anno. Il ragionamento è abbastanza semplice: vogliono avere una vita più felice e più sicura, proprio come tutti noi. Non dimentichiamo che il più delle volte i migranti scappano da conflitti armati o da persecuzioni che rendendo pericoloso rimanere o tornare nel loro paese d'origine. Inoltre, molti dei conflitti in Nord Africa e Medio Oriente sono il prodotto del passato coloniale dell'Europa, il che rende l'UE ancora più responsabile. I migranti in arrivo vogliono avere l'opportunità di realizzare il loro pieno potenziale e ciò viene loro negato dalla mancanza di una politica comune, e dalla totale indifferenza di alcune parti politiche verso uomini, donne e bambini che provengono da altre parti del mondo.

Nell'ultimo decennio, i tassi di migrazione sono aumentati notevolmente nell'UE. La maggior parte di questi migranti proviene da alcuni Stati membri che hanno ignorato le proprie responsabilità per quanto riguarda le quote di ricollocazione migratoria, mentre altri Stati membri hanno categoricamente rifiutato di accettare rifugiati. Durante le ultime settimane, abbiamo visto Malta violare il diritto internazionale e le convenzioni marittime deviando imbarcazioni di migranti verso l'Italia, e illegalmente arrestando centinaia di persone su Ferrieoff-shore. Mentre le nazioni dell'Europa meridionale talvolta hanno accettato più della loro giusta quota di migranti, le loro controparti settentrionali sono state meno cooperative. Sebbene questi paesi meridionali sopraffatti, vale a dire Grecia e Italia, abbiano ricevuto un aumento dei loro aiuti finanziari nel tentativo di alleviare la pressione a cui sono sottoposti, una percentuale di questi finanziamenti è solo temporanea.

Lasciare gli immigrati in uno stato di irregolarità, vale a dire senza che vengano riconosciuti diritti, è una situazione pericolosa che va risolta . Che si tratti di richiedenti asilo (che cercano protezione internazionale, essendo fuggiti dal loro paese d'origine), rifugiati (che sono arrivati come richiedenti asilo e sono stati riconosciuti come rifugiati e quindi hanno un certo livello di protezione) o migranti economici (in cerca di migliori condizioni per la propria famiglia), nessuno dovrebbe essere lasciato a se stesso quando arriva in un nuovo paese. Tali situazioni creano ai migranti tutta una serie di problemi, tra cui la mancanza di accesso ai servizi che secondo la legge internazionale dovrebbe essere invece garantita e la detenzione come strumento per gestire i migranti in arrivo. La cattiva gestione dei migranti è fin troppo comune in tutta l'UE, nonostante gli Stati membri siano pienamente consapevoli dei loro obblighi nei confronti dei migranti in situazioni irregolari.

Idee sbagliate sulla migrazione

Allora perché le nazioni dell'UE evitano regolarmente le proprie responsabilità nei confronti dei migranti? Per rispondere a questa domanda dobbiamo riconoscere, ma non accettare, molti degli stereotipi ormai consolidati sugli immigrati. Molte persone credono che un grande flusso di migranti porterà al sovraccarico dei servizi sanitari e di altri servizi pubblici in generale. Un altro malinteso comune è definito la “massa del lavoro”, ossia l'idea errata che in un’economia ci sia un numero fisso e prestabilito di posti di lavoro e che ogni posto di lavoro ottenuto da un immigrato, sarà un posto di lavoro in meno per un nativo. Alcune persone credono addirittura che rubare posti di lavoro sia l'obiettivo degli immigrati. Questo è completamente falso. Gli immigrati vogliono l'accesso a un lavoro stabile e ai servizi pubblici, proprio come il resto della popolazione. Anzi, un aumento dei migranti regolari non toglierebbe lavoro ai nativi. Anzi, a seconda della crescita economica e dei progressi tecnologici, ciò può persino portare a una maggiore domanda di servizi e posti di lavoro, il che potrebbe, a sua volta, portare ad un aumento del numero di posti di lavoro e della quantità di servizi forniti.

Alcuni sostengono inoltre che gli immigrati hanno un impatto negativo sull'economia. Tali affermazioni sono fuorvianti. Il nocciolo della questione è che fare un simile calcolo è estremamente difficile e i ricercatori devono fare diverse ipotesi quando stimano questo tipo di cifre. L'età, le competenze, i guadagni e il fatto di avere o meno figli sono tutti aspetti che hanno grandi ripercussioni sull’impatto fiscale di un singolo migrante . Queste sono tutte caratteristiche che potrebbero cambiare nel tempo ed è quindi probabile che l'effetto che un migrante può avere sull'economia cambierà nel corso della sua vita. Anche considerando tutto questo, la ricerca indica che l’impatto economico è da considerarsi prevalentemente positivo.

Inoltre, in caso di deficit di bilancio, il cittadino medio rappresenterà un costo fiscale netto. Di conseguenza, il fatto che i migranti abbiano un impatto fiscale assolutamente positivo o negativo su un paese non indica chiaramente come si confrontino con i nativi di quello stesso paese.

Come può allora una nazione trarre vantaggio dagli immigrati? Per noi la risposta è abbastanza semplice: garantire agli immigrati pari diritti rispetto ai cittadini appena inizia la loro procedura di richiesta di asilo e i benefici a lungo termine - non solo economici, ma anche socioculturali e umanitari - saranno goduti dallo Stato, dai cittadini e dagli stessi migranti.

Pieni diritti per gli immigrati

Cominciamo con i vantaggi economici di integrare gli immigrati nella società e garantire loro pari diritti dei cittadini. Come affermato sopra, molte delle indagini sull'impatto che i migranti hanno su un'economia sono sbagliate. Una cosa certa, tuttavia, è che se agli immigrati fossero riconosciuti pari diritti in tempi brevi, il processo di integrazione sarebbe più veloce. Ciò comporterebbe che i nuovi immigrati in tempi brevi pagherebbero le tasse e la sicurezza sociale, entrando più velocemente nel mercato del lavoro regolare. I migranti rappresenterebbero un guadagno economico netto se potessero lavorare regolarmente e svolgerebbero anche un ruolo importante nel risolvere uno dei maggiori problemi incombenti in molti Stati membri dell'UE: la "bomba a orologeria delle pensioni". In molti stati europei c'è una percentuale insolitamente alta della popolazione che va verso l'età pensionabile, e questo è il principale motivo per cui Angela Merkel ha notoriamente accettato un milione di migranti in Germania nel 2015, al culmine della recente crisi migratoria. La Merkel sapeva ciò che molti scelgono di ignorare: i migranti possono contribuire notevolmente alla flessibilità del mercato del lavoro, spesso mirando a lavori meno pagati. Inoltre, ci sono elementi che suggeriscono che molti migranti economici non restano per "vivere di Stato" quando il lavoro si esaurisce, come suggeriscono molti esperti anti-immigrazione. Basta guardare l'Irlanda negli anni precedenti la recessione economica, quando il paese ha visto un grande afflusso di lavoratori edili dall'UE, in particolare dai paesi dell'Europa orientale. Dopo il crollo del 2008, molti di questi immigrati sono tornati nei loro paesi d'origine, riducendo così l'aumento della disoccupazione in Irlanda.

A livello socioculturale, l'argomento a favore della concessione dei diritti dei cittadini agli immigrati è radicato nel mondo diversificato e globalizzato in cui ci troviamo a vivere. In questo mondo globalizzato, la logica suggerirebbe che condividere la responsabilità per le questioni globali è il modo più equo per affrontare tali questioni. La migrazione non è diversa. La migrazione offre alle persone provenienti da parti del mondo devastate da conflitti, catastrofi ambientali o governi autoritari, una possibilità di una vita diversa, più sicura e di un'autentica opportunità di realizzare il proprio potenziale. Il desiderio di avere questa nuova vita significa che gli immigrati portano con sé una determinazione che può rivelarsi contagiosa per una nazione ospitante. Inoltre, una società che accoglie i nuovi arrivati ​​vedrà le proprie comunità rafforzate diventando più diversificate e flessibili. Inutile dire che, mentre le singole comunità diventano più forti attraverso l'integrazione e la diversità, così fanno le città, gli Stati membri dell'UE e, a sua volta, l'UE nel suo insieme.

Infine, abbiamo la logica umanitaria che, credo, dovrebbe essere sufficiente da sola a convincere tutti che gli immigrati dovrebbero essere accolti e integrati nella società il più rapidamente possibile. L'Unione europea difende i diritti umani come uno dei suoi valori fondamentali, ma la mancanza di un protocollo comune sull'immigrazione porta molti Stati membri a non garantire una adeguata accoglienza in concreto. Una politica migratoria comune, che è prevedibile dopo l'annunciata revisione della politica migratoria dell'UE la scorsa settimana, non solo darebbe speranza a coloro che vedono l'UE come un luogo ideale per vivere la propria vita, ma rafforzerebbe anche le relazioni tra paesi all'interno dell'UE. Se si vuole che l'Unione funzioni al meglio gli Stati membri devono potersi fidare l'uno dell'altro. L’immigrazione, che è stata un argomento di divisione nell'ultimo decennio, dovrebbe trasformarsi in un argomento unificante.

Prossimi passi

Come accennato nell'ultima sezione, l'UE ha recentemente annunciato una nuova politica comune in materia di migrazione e asilo. Si tratta di un passo atteso da tempo ma molto importante per il blocco, poiché mira a garantire che gli Stati membri non eludano le proprie responsabilità quando si tratta di accettare e gestire gli immigrati in modo sicuro e umano. Alcuni cambiamenti chiave che devono avvenire e ai quali si è alluso nella nuova politica sono i seguenti:

  1. Ripartizione più equa delle responsabilità tra gli Stati membri:

paesi come la Grecia, l'Italia e, in misura minore, la Spagna, non dovrebbero più essere sproporzionati nell’accogliere un numero elevato di richiedenti asilo e altri migranti in arrivo, solo perché rappresentano la prima tappa per molte persone che entrano in Europa. Altri Stati membri devono fare la loro parte e prendere la loro giusta quota di migranti, oltre a garantire che le nuove procedure siano seguite in modo identico in tutti i paesi dell'UE.

2. Revisione delle pratiche alle frontiere esterne:

il nuovo patto mira a introdurre un processo di screening molto più approfondito alle frontiere esterne. Questa è una misura estremamente necessaria, poiché il processo di screening può essere molto complicato. In tempi di crisi, in particolare, un gran numero di richiedenti asilo spesso si riunisce in grandi gruppi, il che li rende molto difficili da identificare adeguatamente. Questi migranti vengono spesso definiti "rifugiati prima facie". Inoltre, ci siamo vergognosamente abituati ad assistere ad alcuni comportamenti illeciti tenuti dagli agenti di frontiera nei confronti dei migranti Campi come quelli sulle isole greche, che sono stati sotto i riflettori per mesi a causa delle loro condizioni disumane e del sovraffollamento, devono essere sostituiti con un ambiente più sicuro e dignitoso per quello che ora dovrebbe essere un periodo più breve di detenzione temporanea. In un mondo ideale, ovviamente, l'UE troverà un terreno comune e troverà alternative alla detenzione.

3. Gestire adeguatamente i bambini e favorire il ricongiungimento familiare:

i minori migranti non devono essere detenuti ed una priorità assoluta per l’UE deve essere quella di garantire un rapido ricongiungimento familiare. Un numero impressionante di minori non accompagnati entra nell'UE ogni anno e sono, ovviamente, tra i soggetti più vulnerabili della società e, quindi, deve essere prestata particolare attenzione.

4. Attuazione e monitoraggio adeguato dei programmi di integrazione:

infine, l'UE deve fare molto di più quando si tratta di integrazione degli immigrati nelle loro nuove comunità. Non basta ammettere semplicemente gli immigrati e sperare per il meglio. I programmi devono essere sviluppati e dovrebbero includere un'ampia varietà di membri della comunità, con l'obiettivo di aiutare gli immigrati ad acquisire le conoscenze e le abilità necessarie per godersi la loro vita e contribuire alla loro nuova comunità. Tali programmi non solo arricchiscono la vita degli immigrati, ma aiutano a creare una relazione positiva tra questi immigrati ei loro nuovi vicini.

Queste sono solo alcune delle misure che speriamo di vedere introdotte, qualora il nuovo patto sull’immigrazione e asilo dovesse diventare legge europea vincolante. Tuttavia, resta da vedere se questo patto sarà approvato o meno dai governi nazionali. Una cosa che sappiamo per certo, però, è che la migrazione è un argomento che sarà sotto i riflettori per settimane, mesi e anni a venire. Noi, come Unione Europea, dobbiamo cercare di accettare, integrare e apprezzare queste persone che vengono da ogni parte del mondo. È essenziale che a questi immigrati vengano concessi diritti in modo che l'UE, i suoi Stati membri, i cittadini di tali Stati membri e gli stessi immigrati possano tutti raccogliere i benefici di una società diversificata, integrata e completa.