Educare per liberare: E’ necessaria un nuovo modo di fare educazione sessuale nelle scuole.

Se pensi all’educazione sessuale ricevuta a scuola cosa ricordi? Dettagliate e approfondite lezioni impartite da persone qualificate e professionali nelle quali si affrontavano tematiche come l’ orientazione sessuale, l'identità di genere, la assertività, il desiderio, il piacere ecc.?

Nella maggior parte dei casi la risposta è purtroppo no. Inutile dire che siamo esseri sessuati e la sessualità fa parte della nostra vita dal momento in cui sviluppiamo gli organi sessuali a livello embrionale. Inoltre siamo proprio frutto della sessualità.

Allora perché questa parte della quotidianità è da sempre considerata come un tabù?

Parte della colpa sicuramente è di un'educazione ancora troppo conservatrice e la maggior parte delle volte influenzata dalla religione. Così facendo non si fa altro che instillare in bambini e giovani adulti dubbi che andranno a chiarire cercando e trovando con estrema facilità nel mondo virtuale.

La rete è diventata perciò un’arma a doppio taglio, dove si possono trovare certamente ottime informazioni riguardanti la sessualità e l'affettività ma che diventa un problema quando bambini e adolescenti le trovano, nella maggior parte dei casi, nella pornografia che è il più delle volte eterosessista (centrata su relazioni sessuali tra individui di sesso opposto) e maschilista, se questa è l’educazione affettivo sessuale destinata alle generazioni future si avrà un incremento dei casi di disfunzioni sessuali dovute a falsi miti e credenze. Per questo motivo bisognerebbe intervenire a scuola, come in famiglia su questo piano.

Sebbene il 2020 non può essere considerato il migliore anno degli ultimi a causa della pandemia globale del COVID-19, porta con sé una grande notizia che sembra essere l’inizio di un cambiamento nella sfera dell’educazione.

La Scozia è diventato ufficialmente il primo Paese al mondo ad integrare nel proprio curriculum scolastico il cosiddetto “LGBTQI teaching” nella maggior parte delle materie e accompagnando gli alunni scozzesi dalla scuola materna all’università. Tutto questo è stato possibile grazie alla attivazione di TIE campaign (Time for an Inclusive Education), un’organizzazione senza fini di lucro fondata nel giugno 2015 che, con l’intento di integrare nell’educazione scolastica la storia della comunità LGBTQI propose un piano d’azione al Governo Scozzese che venne approvato nel 2018 ma solo nel giugno 2020 è diventato realtà.

Grazie a questo approccio si potrà conseguire una tolleranza maggiore da parte della società e continuare la lotta contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, normalizzando cosí l’ identitá di genere e orientamento sessuale e crescendo individui liberi di esprimersi per lo meno sotto questo punto di vista. Quello della Scozia è sicuramente un’ esempio di impegno sociale educativo che può essere esempio per altri Paesi europei.

Ma come affrontano gli altri Paesi l'educazione sessuale? Nel rapporto “Policy for Sexuality Education in the European Union” del 2013, si può notare che

l’ educazione sessuale è obbligatoria per legge in quasi tutti i Paesi europei (ad eccezione di Bulgaria, Polonia, Romania, Cipro, Lituania e Italia), ma non per questo ci dobbiamo rilassare, l’importanza dell’educazione affettivo-sessuale sta nella qualità e nelle tematiche affrontate.

Diversi studi rivelano che un efficiente educazione sessuale posticipa il primo rapporto sessuale e favorisce un comportamento più responsabile, gli esperti sottolineano il fatto che un'educazione sessuale insufficiente porta ad un tasso di gravidanza adolescenziale più alto e ad una maggiore diffusione di malattie sessualmente trasmissibili.

La veridicità di questi studi è rispecchiata nei Paesi nordici e Benelux (Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo) dove l'educazione sessuale ha una qualità maggiore rispetto all’ Europa dell’ est e meridionale e dove di conseguenza gli indici citati precedentemente sono più bassi.

In Svezia vengono fatti vedere cartoni animati nelle scuole che trattano temi riguardanti la sessualità, in Danimarca il programma di educazione sessuale include incontri con prostitute, omosessuali e persone con AIDS per condividere la propria esperienza e sensibilizzare gli alunni riguardo queste tematiche.

In Olanda l'educazione sessuale viene impartita già all'età di 4 anni, in Austria vengono coinvolti anche i genitori degli alunni a partecipare alle varie lezioni di educazione sessuale.

In Italia l'educazione sessuale ha sempre dovuto lottare contro l'opposizione della Chiesa Cattolica e di alcuni gruppi politici, per questo motivo al giorno d’oggi non vi è nessuna legge che renda obbligatorio l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole.

La Pubblica Istruzione, in accordo con la Chiesa perciò non è obbligata ad impartire lezioni riguardanti tematiche sessuali, l’educazione sessuale rimane di fatto facoltativa (e senza dubbio superficiale) e quando vi è, si limita a temi come il ciclo mestruale, la pubertà, la riproduzione, la trasmissione di malattie sessuali ed i vari metodi contraccettivi.

Una educazione affettivo-sessuale che includa un approccio emozionale sarebbe la più adeguata per formare individui consci del proprio corpo, del come rispettarlo ed amarlo e dell’importanza che ha il rispetto degli altri facendo leva anche sull’ assertività.

Dovrebbe essere insegnata fin dall’infanzia con la funzione di crescere persone capaci di sfruttare tutto ciò che appartiene alla sfera della sessualità e renderle responsabili e consapevoli riguardo ad essa.

Anche se si tende a pensare all'educazione sessuale come esclusiva della scuola, per essere realmente efficace il primo contatto con essa deve avvenire nelle famiglie, normalizzando temi intesi come tabù e chiamando le cose con il proprio nome (p.e. organi genitali).

Riguardo alle famiglie, bisognerebbe dare il giusto supporto e informazione su come affrontare certi temi ad esempio il piacere, l’assertività e l’autostima.